CopyRight by Fabio Ferrero, 1996, versione 1.00

Questo testo e' da ritenersi essenzialmente comico e ironico, ogni riferimento a fatti o persone e' ovviamente voluto, quelli che, per qualsiasi motivo, potrebbero offendersi sono pregati di NON continuare la lettura, siete stati avvertiti...

Chi trova un Aligi trova un tesoro

ovvero

Le mie vacanze a Policoro (campo WWF dal 11/8/96 al 20/8/96)

Prologo

Chi e' Aligi? Perche' un'altra vacanza con il WWF? (non ne e' bastata una!?) A queste e molte altre domande troverete risposta continuando a leggere questo raccontino. Non devo neanche dirvi che sicuramente dimentichero' qualcosa, cerco di riportare tutti gli episodi piu' significativi, ma dovete anche tener presente che sono quasi esclusivamente episodi in cui ero presente in prima persona. Come sempre i retroscena piu' piccanti saranno raccontati solo privatamente... (e ce ne sono stati!)

Il viaggio

Tutte le vacanze che si rispettino devono iniziare con un viaggio sfigato, e questa non e' da meno. Sono partito il 10/8 da Bologna. Dato che a Roma ho parecchi amici (conosciuti al campo WWF del 1994), ho pensato di fare il viaggio con calma, dividendolo in due tappe: Bologna-Roma e Roma-Policoro. Per il soggiorno a Roma ho approfittato dell'ospitalita' di una mia amica (Simona, che sarebbe poi venuta con me in vacanza), che abita vicino a Tivoli, cosi' che, arrivato alla stazione Termini, ho preso un treno locale per raggiungerla.

Sono arrivato a Roma in perfetto orario, e tutto sarebbe filato liscio se non ci fossero stati dei lavori in corso sulla linea B della metropolitana. Questo mi ha costretto a prendere il treno per Tivoli al volo, senza essere riuscito ad avvisare Simona che stavo arrivando, ma ero tranquillo, tanto nella stazione di arrivo (Pianabella) c'e' un telefono pubblico. Conoscete Murphy? No? Meglio...

Ovviamente il telefono pubblico era guasto e io mi trovavo in una stazioncina a qualche chilometro dal paese piu' vicino senza possibilita' di avvisare nessuno. La soluzione e' stata quella di aspettare il treno successivo, tornare alla stazione precedente, dotata fortunatamente di un telefono pubblico funzionante, e di ritornare nuovamente a Pianabella. Tutta questa fatica e non avevo ancora iniziato le vacanze...

Il mattino dopo, per riuscire a prendere il pullman per Policoro dovevamo essere a Roma per le 7:20, quindi la sveglia e' avvenuta alle 5:50! Arrivati a Pianabella abbiamo scoperto che il treno che doveva portarci fino a Roma in orario non sarebbe passato, il pullman era perso. Fortunatamente il padre di Simona si e' offerto di accompagnarci a Roma con la macchina, ma, sfortunatamente, siamo arrivati con 3 minuti di ritardo. Il pullman successivo sarebbe passato solo alle 14:40...
...e questo e' ancora niente...
...avevamo avvisato che saremmo arrivati con il pullman della mattina e, immaginavamo che non vedendoci arrivare, qualcuno sarebbe passato a prenderci alla sera. Ci sbagliavamo! Nessuno ci aspettava e noi non sapevamo dove andare, fortunatamente un signore del luogo (gentilissimo) si e' offerto di accompagnarci al campeggio, dove abbiamo trovato il campo WWF.

Il primo impatto

Arrivati al campo WWF l'abbiamo trovato vuoto! Infatti tutti i campisti erano andati a cenare al ristorante del campeggio. Questo ci ha lasciato un po' perplessi, dato che eravamo abituati a cucinare noi, e non ci sembrava vero di essere serviti a tavola, cosi' come eravamo felici per non dover pulire i bagni (e lavare i piatti). Dopo una cena veloce abbiamo conosciuto il gruppo dei 31 (compresi noi due) che avrebbe diviso 10 giorni di vita in comune. Eravamo veramente tanti! Ecco i loro nomi con qualche riga di commento.

Andrea di Vicenza, per i primi due o tre giorni e' stato misterioso, silenzioso, a volte scompariva, a volte riappariva. Si e' inserito nel gruppo grazie alle due Simone solo verso la fine del campo. Anna, Paola, Rena, venivano da Lucca, dormivano in tenda con me, Paola e' stata il nostro dottore. C'e' stata una vera e propria invasione di milanesi: Barbara, Sara, un'altra Sara, Francesco, Giovanni, Lorenzo, Giulia, Michela, Rossana e Walter. Tra questi posso ricordare Barbara e Sara, restauratrici, il nostro animatore Francesco che ha contribuito non poco al divertimento generale, Giovanni il fascista-leghista e Walter che russava tanto da tener sveglio mezzo campeggio. Poi le due "piccole" del gruppo, Miky e Sara, le piu' scatenate, Miky era l'unica che sapeva suonare la chitarra. I rappresentanti della Capitale erano Marco, Simona, Paola e Silvia, queste ultime due sono riuscite a perdere il pullman quando siamo stati a Matera. Emilio e Chiara sono stati i nostri cantanti durante i falo' notturni e venivano entrambi da Bergamo. Da Bologna c'ero solo io, cosi' come solitari erano Conny da Bari, Marina da Cremona, l'altra Simona da Firenze e Paolo da Torino. Antonella e Mariangela arrivavano da Como, mentre Rosanna e Luciano non potevano che essere napoletani, Luciano ogni due parole infilava tre battute, ci ha fatto morire dal ridere. Infine i nostri "capi", Giuseppe, anzi i due Giuseppe, Leonardo detto Leo e Raffaele detto Aligi.

Alla lista manca Carmelo, la nostra enciclopedia vivente che e' potuto rimanere con noi solo tre giorni, una coppia non ben identificata che e' scappata dopo poche ore (si sara' spaventata?) e il mitico Aligi che doveva arrivare da Milano (anche lui!) ma che stiamo ancora aspettando. In compenso Raffaele e' stato soprannominato Aligi, un po' perche' si e' unito al gruppo in ritardo (dopo la partenza di Carmelo) e noi stavamo aspettando Aligi, e un po' per la sua palese somiglianza con Aligi stesso.

Finite le presentazioni alcuni sono andati a dormire, quelli dotati di piu' spirito di avventura sono andati in spiaggia a vedere le stelle cadenti. Cosi' finisce la prima giornata. Era gia' molto chiaro che anche durante questa vacanza avrei dormito molto poco...

Lunedi'

Il campo doveva ancora entrare nel suo vivo, molti dovevano recuperare le fatiche del viaggio, altri dovevano ambientarsi, alcuni volevano abbronzarsi... I nostri "capi" sono stati sempre molto comprensivi, oltre alle attivita' di supporto del WWF abbiamo avuto modo di fare interessanti esperienze, bellissime gite e tranquille giornate di mare.

Tanto per iniziare a divertirsi e per assimilare qualche nozione utile, nel pomeriggio Carmelo ha tenuto una lezione sulla lettura delle mappe. Cosa sono, come si leggono, chi le stampa, etc. Il tutto e' stato condito da una specie di caccia al tesoro che ci ha permesso di imparare ad usare la bussola per orientarsi e scoprire i segreti della "rosa dei venti".

I pranzi e le cene del campeggio non erano certo paragonabili a quelli di un ristorante, i piatti erano abbondanti e pure un po' pesanti (in agosto nessuna persona normale avrebbe cucinato la pasta con le lenticchie in un posto di mare dove la temperatura non scende mai sotto i 30 gradi!), ma tutto sommato non ci sono stati avvelenamenti e neppure intossicazioni, nonostante le lamentele non siano mancate (anche io mi lamentavo, lo facevo pero' piu' per ridere che per polemica).

Alla sera, dopo cena, abbiamo visto la prima dose di diapositive sulla zona archeologica di Policoro, che avremmo poi visitato il giorno successivo. Terminate le diapositive ci siamo trasformati in ballerini provetti e siamo andati a scatenarci...

Martedi'

In mattinata il primo gruppo (7 persone) e' partito per la sorveglianza anti-incendio, mentre gli altri si sono goduti il meritato (!?) riposo in spiaggia. Sono ritornati piu' o meno sani e salvi mentre stavamo gia' pranzando, e abbiamo scoperto, non senza una certa invidia, che avevano preso d'assalto un campo di angurie (mentre noi come frutta avevamo solo prugne, erano due giorni che non mangiavamo che prugne!).

Nel pomeriggio siamo andati in esplorazione della zona archeologica di Policoro. Abbiamo anche visto il castello, martoriato dai vari proprietari, da contesse e da religiosi, e la vecchia torre, che torre oramai non e' piu'.

Purtroppo, per cattiva gestione e mancanza cronica di fondi, molti scavi sono stati ricoperti per evitare furti, in quanto non e' possibile assicurare una sorveglianza adeguata. Alcuni reperti poi, si trovano abbandonati in mezzo a sterpaglie ed erbacce.

Alcuni reperti sono conservati nel museo di Policoro nel quale e' anche allestita una mostra sui greci d'occidente, in collaborazione con il museo di Venezia. Peccato che nel museo non ci fosse l'aria condizionata, all'interno letteralmente non si respirava.

Mercoledi'

Alla mattina abbiamo affrontato il nostro (eravamo divisi in vari gruppi che si sono alternati negli incarichi) turno di sorveglianza anti-incendio nel bosco. In pratica abbiamo camminato un paio d'ore sotto il sole e le uniche cosa che bruciavano erano le nostre teste. Speravamo di "visitare" il campo di cocomeri, ma ci e' stato sconsigliato, dato che i contadini sparano sale...

Fortunatamente non abbiamo rilevato incendi, anche perche' la rice-trasmittente che avrebbe dovuto servirci per chiamare rinforzi emetteva quasi esclusivamente un ronzio gracchiante, intervallato da pezzi di musica classica e bestemmie di camionista.

Nel pomeriggio Carmelo ci ha accompagnati in una specie di marcia facendoci apprezzare l'ombra del bosco e le meraviglie della natura, abbiamo visto ginepri in fiore, faggi, edere, la famosa agave, etc. Praticamente lo stesso itinerario compiuto nella mattina...

Dopo cena, e prima del trasferimento in massa al piano bar e sulla pista da ballo, abbiamo visto le ultime diapositive con argomento tartarughe.

Alcuni hanno poi avuto la bella notizia: un gruppo di "volontari" avrebbe effettuato nella mattina successiva il primo pattugliamento tartarughe, orario di partenza previsto 3:30 della mattina! Gli esclusi si sarebbero invece dedicati alla pulizia del bosco.

Non vi devo neanche dire che io facevo parte del gruppo pattugliamento tartarughe... tanto per non esagerare, insieme ad altri 2 temerari (Paolo e Sara) abbiamo deciso che non valeva la pena andare a dormire per poi doversi svegliare cosi' presto, ci siamo quindi diretti senza esitazione alla pista da ballo.

Giovedi'

In verita' la sorveglianza e' iniziata alle 4:30, e questo ha dato un duro colpo alla nostra resistenza (dato che alle tre e mezza chi ci faceva compagnia e' andato a letto, lasciandoci al nostro destino). Un altro duro colpo e' arrivato quando ci siamo resi conto del percorso da compiere: tra andata e ritorno erano una decina di chilometri! L'andata e' stata fatta via spiaggia, tra sabbia e sassi, cosi' che con le scarpe si faceva una gran fatica, mentre senza scarpe sembrava un supplizio.

Ovviamente abbiamo rischiato di vedere l'alba, ma anche qui siamo stati salvati dalla foschia mattutina (non sono mai riuscito, in vita mia, a vedere un'alba limpida e chiara!), foschia mattutina che ha inghiottito uno dei temerari che non avevano toccato il letto: Paolo, appena si e' seduto per ammirare il sole fare capolino tra cielo e mare, e' sprofondato in un sonno alla Biancaneve, fortunatamente si e' svegliato senza che ci sia stata la necessita' di baciarlo...

Il ritorno e' stato fatto via strada asfaltata, non per questo e' stato piu' facile, eravamo tutti in preda a visioni mistiche dovute alla fame, inoltre la strada era un rettilineo perfetto, fino a perdita d'occhio, senza punti di riferimento, e sembrava non finire mai. Nonostante tutto questo, siamo arrivati in campeggio per l'orario di colazione (ore 9:00, dalle 4:30 della partenza), un po' stravolti, ma neppure troppo sconvolti. Ancora mi chiedo come mai questa maratona olimpica sia stata organizzata alla mattina, con il fresco, e non ad orari piu' "divertenti", magari verso mezzogiorno oppure subito dopo pranzo.

In compenso quelli che non hanno partecipato a questa gita, si sono beccati la pulizia del bosco. Montagne di rifiuti, soprattutto agricoli e soprattutto di plastica, buttati qua e la' in mezzo ad un bosco stupendo. Praticamente tutto materiale utilizzato per la coltivazione delle fragole, cercate di ricordarvelo quando le comprate...

Alla sera, la maggior parte di noi ha deciso di andare a mangiare la pizza (eravamo una ventina) al ristorante-pizzeria-bar "La Stiva", che era poi il locale nel quale andavamo a ballare tutte le sere. Il cameriere e' stato pazzesco. Dato che non voleva camminare (!) si era messo in un angolo del tavolo e chiedeva le ordinazioni. Pero' noi eravamo disposti in un tavolo piuttosto lungo, chiacchieravamo tra noi, eravamo distratti, e il cameriere non capiva le nostre richieste. Dopo un quarto d'ora di tentativi, si e' deciso finalmente ad interrogarci individualmente. Per raccogliere le nostre ordinazioni ha impiegato circa 20 minuti (oltre ai 15 gia' persi). Stupiti e affamati abbiamo anche capito il motivo di questa lentezza: ogni ordinazione veniva scritta per esteso!! (spiegazione per quelli addormentati: normalmente i camerieri usano abbreviazioni, del tipo 4s per indicare una pizza alle 4 stagioni, pc per prosciutto crudo, etc. Il nostro no! Lui scriveva tutto, come gli aveva insegnato la maestra delle elementari).

Dato che, in fondo, era sempre ferragosto, io, Simona, Paolo, Simona (che casino avere dei nomi doppi!) e Sara abbiamo deciso di dormire in spiaggia, cosi' ci siamo attrezzati con coperte e sacchi a pelo e abbiamo improvvisato un accampamento. In verita' molti del gruppo avevano promesso che ci avrebbero raggiunti, probabilmente pero', la stanchezza li ha sopraffatti e non sono mai arrivati in spiaggia. Abbiamo cantato, chiacchierato e, incredibilmente, anche dormito, tra l'altro e' stata la notte in cui ho riposato meglio, perche' in tenda con me c'era Walter, il russatore mascherato, che in spiaggia non si e' fatto sentire...

Venerdi'

Alla mattina si e' svolto il solito turno per la sorveglianza anti-incendio, che e' stato utilizzato come scusa per fare un bagno colossale nella spiaggia libera. Nessun problema, se non fosse che Paola, Silvia, Rena e Giulia sono state dimenticate alla spiaggia del bosco, fortunatamente sono riuscite a tornare al campo non senza aver fatto una passeggiata di qualche chilometro sotto al sole.

Nel pomeriggio abbiamo compiuto la storica gita sul Sinni. Arrivati alla foce, il mitico Nino e la sua barca ci hanno accompagnato lungo il fiume per ammirare la flora e la fauna del luogo.

Dato che eravamo in tanti (una trentina), e dato che la barca non era poi cosi' grande, abbiamo fatto l'escursione suddivisi in due gruppi da 15. Visto che fino a questo momento, i primi erano sempre stati i piu' sfigati, ho scelto il secondo gruppo. Mentre il primo gruppo navigava pacifico, i rimanenti si godevano il sole, o almeno, quel poco di sole che c'era, perche' un immenso nuvolone nero era in rapido avvicinamento.

Dopo una decina di minuti, Nino e' tornato per far scendere il primo gruppo e per imbarcare noi del secondo, contemporaneamente la nuvola di cui sopra iniziava a mostrare segni di instabilita'. Qualche goccia qua e la' tentava di farci cambiare idea e rinunciare alla nostra bella gita, ma noi siamo giovani e forti e non ci spaventiamo per cosi' poco. Inoltre il nostro gondoliere era molto sicuro del fatto suo, finito l'imbarco siamo partiti verso il nostro destino.

Passano pochi secondi e la tenue pioggerellina primaverile si trasforma in una pioggia un po' piu' intensa, mentre si odono tuoni in lontananza. Noi guardiamo Nino con aria interrogativa, ma lui sembra non accorgersi di nulla. Nel frattempo ci eravamo tutti messi in costume per poter fare finalmente una doccia decente, peccato che nessuno di noi si fosse portato dietro shampoo e sapone. Per sdrammatizzare cantavamo "singing in the rain"...

Naturalmente la pioggia, invece che calare di intensita', aumentava, e il cielo era illuminato dai lampi. Non so perche' ma mi sembrava una scena da inferno dantesco: Cheronte che ci traghettava su di una fragile barchetta. In verita' la barchetta era sufficientemente robusta, ma aveva un piccolo inconveniente, la pioggia la stava riempiendo d'acqua! Nino aveva l'aria del comandante che arriva fino in fondo (al fiume) e che piuttosto di arrendersi affonda con la sua nave, ora mi sembrava di essere sul Titanic!

Dopo un tempo interminabile, la rotta e' stata invertita e siamo tornati verso riva, il tempo si stava gia' ristabilendo. La pioggia e' cessata appena abbiamo posato i piedi sulla terraferma. Mi sembrava di essere Fantozzi... Gia' invidiavamo il primo gruppo, al quale pero' non era stato riservato un trattamento migliore. Si erano rifugiati nelle vicinanze della roulotte di Nino dove un famelico cane (Cerbero?) era di guardia. L'unico riparo era un telone mimetico pieno di buchi, praticamente tanto valeva stare sotto la pioggia.

Di flora e di fauna ne abbiamo vista poca, di acqua, invece, ne abbiamo vista tanta, sicuramente sara' un episodio che ricorderemo tutti...

Sabato

Dopo la mattinata in spiaggia, nel pomeriggio ci siamo spostati verso Anglona - Pane e Vino per un'escursione. Ovviamente il sole batteva forte e ognuno cercava di resistere come meglio poteva, in particolare Simona (di Firenze) si versava in testa l'acqua contenuta nella sua borraccia. Barbara invece, invogliata dalle distese di viti, ha divorato un certo numero di acini d'uva (c'e' chi dice che fossero diversi grappoli). Non so se e' stata colpa del sole, o magari l'uva era troppo acerba, oppure era stanca, o magari e' nata cosi' (!?), resta il fatto che dopo un po' Barbara ha iniziato a delirare, voleva tornare a casa sua per picchiare il cane... cosi' l'anno prossimo ci avrebbe pensato due volte (o anche tre, quattro) prima di andare ad un campo WWF. Fortunatamente l'arrivo alla chiesetta di Anglona l'ha distratta dai suoi intenti. La chiesa e' molto bella, inoltre c'e' un punto nelle vicinanze da cui si puo' osservare sia la costa della Calabria, sia la costa della Puglia.

Le belle giornate sono sempre un po' sfigate, e questa non e' stata da meno. Durante il ritorno al campeggio, la macchina di Giuseppe ha deciso che aveva gia' girato a sufficienza e si e' inesorabilmente fermata lungo la strada, cosi' gli sfortunati sono stati recuperati in un intervento di fortuna.

L'episodio e' stato subito dimenticato, dato che alla sera ci aspettava la mitica grigliata. Avevamo recuperato l'attrezzatura degna di un gruppo di scout, legna a non finire (rigorosamente di alberi gia' morti), una rete da letto riciclata come griglia, bevande a litri (soprattutto birra), pane a chili (per la bruschetta) e carne a volonta' (salciccie e pezzi di pollo). In piu' avevamo anche la chitarra! Non importa che vi dica che e' stata una nottata meravigliosa. Qualcuno ha forse bevuto un po' piu' del dovuto, ma non ci sono stati particolari problemi. Verso mattina (erano circa le 4) Connie si e' avventurata anche nel bagno notturno. Molti avrebbero voluto partecipare (anche io), ma era gia' piuttosto freddino, inoltre in quella zona c'erano parecchie meduse. Sara' per la prossima volta. Dopo un po' siamo tornati al campeggio a dormire, tutti tranne Miky (Michela), Sara, Paolo, Connie e forse dimentico qualche altro temerario, che hanno deciso che non avevano sonno e hanno composto una bellissima canzone in rima intitolata "Ballata in trek". Meriterebbe veramente di essere riportata, se volete leggerla fatemi un fischio.

Domenica

Non ci volevamo credere. Alla mattina ci toccava il turno di pulizia del bosco (invece i piccoli esploratori delle tartarughe hanno evitato il loro turno di sorveglianza) e non avevamo energia neppure per svegliarci. Bene o male, il lavoro lo abbiamo fatto, abbiamo spostato una quantita' enorme di plastica, e rimosso alcuni sacchi di vecchie bottiglie di vetro abbandonate (sembrava un museo, c'erano bottiglie vecchie di anni, oramai fuori commercio).

Nel pomeriggio il gruppo dei piu' curiosi (e resistenti) ha affrontato l'escursione alla foce dell'Agri (memori dell'esperienza alla foce del Sinni, eravamo tutti muniti di giacca a vento). Naturalmente non ha piovuto, pero' ci siamo bagnati ugualmente, e l'avventura e gli imprevisti non sono mancati. Per arrivare alla foce del Sinni abbiamo dovuto effettuare tre guadi. Il primo era un canale largo un paio di metri o poco piu', con molta corrente, ma praticamente innocuo. Il secondo un po' piu' grande, ma sempre poco profondo. Il terzo era largo una decina di metri e profondo un metro e mezzo. Siamo arrivati alla foce senza intoppi e abbiamo trovato una spiaggia molto bella, fatta di sabbia finissima.

Al ritorno, durante il guado del canale piu' grande, ci siamo presi un bello spavento con Anna (ma forse si e' spaventata piu' lei). Era rimasta in coda al gruppo, ha trovato un punto dove l'acqua era piu' profonda e ha perso l'appoggio con i piedi. Si e' fatta prendere dal panico, ma non ci sono state conseguenze per il rapido intervento di Giuseppe. Abbiamo poi scoperto che non sapeva nuotare.

Alla sera, come sempre, droga sesso e rock'n'roll, o quasi, dato che droga e sesso non c'erano e il rock non lo suonavano. Pero' ci divertivamo scatenandoci in pista tra Menaito e balli da discoteca vari arrangiati dal DJ Bruno.

Lunedi'

Sveglia all'alba! Matera ci aspettava, e dovevamo arrivarci utilizzando il servizio di pullman di linea. Il campeggio ci aveva anche preparato dei sacchetti con il pranzo al sacco (ma la colazione l'abbiamo saltata). Durante il viaggio di andata il pullman era stranamente silenzioso, avevamo tutti molto sonno, un po' per l'alzata ad orari tipici delle galline, un po' perche' alla notte dormivamo poco (almeno io).

Arrivati in citta' abbiamo assoldato una guida che ci ha portato a visitare i famosi sassi (no, non sono pietre, sono case scavate nel tufo). E' incredibile pensare che, fino ad una quarantina di anni fa, erano abitate. Sono un incrocio tra una caverna ed una casa, praticamente dei monolocali, al cui interno, oltre alla famiglia, vivevano anche gli animali (cavalli, mucche, galline). Non avevano l'acqua corrente e neppure l'energia elettrica. Adesso la maggior parte sono abbandonati, qualcuno invece e' stato trasformato in museo.

Nel primo pomeriggio, quando oramai eravamo stanchi, affamati, e cotti dal sole (era ovvio che avremmo camminato tutto il giorno sotto il sole, che domande...), siamo andati a gustarci il nostro lauto pranzo in una sottospecie di giardinetto. Nel sacchetto (ebbene si, si trattava di un sacchetto di plastica modello spesa) erano contenuti i seguenti "alimenti": quattro mezze fette di pane (mettere delle fette intere sarebbe stato troppo), tre fette di prosciutto cotto avvolto nella carta stagnola, due formaggini Galbani (scusate la pubblicita'), un pacchetto di patatine (o meglio, briciole di patatine), un cartone da mezzo litro di acqua e un succo di frutta che probabilmente era al gusto di ananas. Con la fame che avevamo avremmo potuto mangiare qualsiasi cosa (o quasi), per cui non ci sono state lamentele.

Dopo pranzo abbiamo avuto modo di visitare un po' Matera (in particolare la cattedrale che e' molto bella), e abbiamo anche scritto le cartoline. Alle 18:10 avevamo il pullman per il ritorno. Incredibilmente eravamo in anticipo, mancavano ancora 5 minuti alla partenza e non mancava nessuno (sebbene Conny, Sara, Simona e Andrea fossero arrivati all'ultimo momento). Saliamo sul pullman e, una volta partiti, ci accorgiamo che mancano Paola e Silvia. Pazzesco! Erano andate a prendere un caffe' con dei ragazzi del WWF di Matera (e si sono anche meravigliate che il pullman, di linea, non le ha aspettate!), fortuna che gli stessi ragazzi hanno avuto il buon cuore di riaccompagnarle fino al campo.

Nonostante questi imprevisti siamo riusciti a tornare tutti a Policoro, per poter organizzare il falo' dell'ultima notte. Questa volta niente salsiccie, niente carne, solo un po' di birra, un po' di vino, tanto fuoco, tanta allegria, e sempre la nostra Miki che suonava la chitarra. Ci siamo, ancora una volta, divertiti tantissimo, anche se avvertivamo gia' quel briciolo di malinconia tipica delle partenze imminenti.

Martedi'

Infatti al martedi', senza lasciarci scappare la mattinata in spiaggia, con relativo bagno, l'occupazione principale era quella di preparare i bagagli. Siamo partiti alla spicciolata, io ho fatto il viaggio di ritorno con Simona, Marco, Silvia, Paola che sono arrivati in pullman, insieme a me e Simona, fino a Roma. Dopodiche' io e Simona abbiamo proseguito in treno, lei e' scesa a Firenze, io a Bologna (alle 3:20 della mattina).

Una vacanza meravigliosa, divertente, interessante. Ho conosciuto tanti ragazze (e ragazzi) simpatici e allegri che spero di rivedere presto.

Insomma, una vacanza che consiglio a tutti quelli dotati di un po' di spirito di avventura e di adattamento (no, il WWF non mi paga per scrivere queste cose, almeno non ancora...).

Alla prossima...

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